venerdì 27 dicembre 2013

Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re

Il viaggio cominciato con le lettrici del Venerdì del libro tre settimane fa, e per me quattro mesi fa (pant, pant, pant) con il professor Olsen, è finalmente giunto al termine, assieme alla terza era della Terra di Mezzo.
Questo venerdì parlo del Ritorno del Re, ultimo volume della trilogia del Signore degli Anelli.

Il Ritorno del Re va dalla folle cavalcata di Pipino e Gandalf su Ombromanto verso la città di Minas Tirith governata da Denethor (dopo che l'irrequieto Pipino ne ha combinata un'altra delle sue...una sbirciatina al Palantìr), ai molteplici dénouement della storia, perché come vedremo il finale non è uno solo. Dopo la distruzione dell'anello ci sono ancora un centinaio di pagine (senza contare le appendici).

In questa parte della storia abbiamo un cambiamento di tono e di stile, si potrebbe dire che il tono diventa epico. Il linguaggio dei personaggi è più formale
That is the road I shall take (Aragorn)
The hour is here at last (Aragorn) 
la malinconia pervade il racconto, le immagini sono più gravi, l'albero bianco è piangente.
Pipino è spesso chiamato Peregrino. Gandalf non è più lo stregone che fa i fuochi d'artificio nella contea, ora è uno stregone di livello superiore, più potente. E Aragorn ricorda a Gimli che lui è una figura leggendaria, che ha il titolo ed è il legittimo erede di Isildur.

Mentre Aragorn si prende le sue responsabilità e Denethor si dispera, Sam diventa l'eroe della situazione.
Sam il fedele, Sam il giusto, diventa protagonista e si prende il fardello dell'anello. Non sono molti coloro che riescono a resistere al potere dell'anello come fa Sam. Tom Bombadil è uno, e l'altro è 
Faramir, che ha il vantaggio tuttavia di non averlo addosso.
La forza di Sam sta in due fattori: l'amore per il suo padrone e l'umiltà. Sam dice che il suo viaggio è arrivato al termine, potrebbe anche essere la fine per lui, ma "oltre il monte, il sole si è alzato e le stelle brillano in cielo". Quello che fa l'anello alle persone è farle orientare verso se stesse, e in questo modo diminuire l'importanza e la rilevanza degli altri. Pensi di essere invincibile e importante. Le qualità di Sam lo rendono "immune". Secondo lui il male non può vincere, non c'è niente che può sconfiggere il sole e le stelle. Resistere all'anello è una tipica espressione di buon senso hobbit.
Sam ha finalmente l'occasione di uccidere Gollum, ma non lo fa, adesso che ha portato l'anello, anche se per poche ore, capisce meglio Gollum e anche lui ne ha pietà.

La distruzione dell'anello non è, quindi, la fine e la risoluzione della storia. 
C'è l'incoronazione di Aragorn, e c'è Eowyn che soffre e che guarisce.

Eowyn è una sorta di proto-femminista, vuole combattere, non stare a casa a fare la calza e aspettare l'uomo che ritorna. Aragorn le ricorda che deve stare a casa non perché è una donna, ma perché anche lei fa parte di un sistema, di un ordine, ed ha un ruolo da rispettare. Tutti obbediscono, anche i più grandi, e quindi anche lei. Il ruolo di Eowyn è di guaritrice, non di colei che uccide in battaglia.

Ci sono una serie di saluti, di separazioni da cose che sono finite. Questo mondo che abbiamo conosciuto è finito per il lettore oltre che per i protagonisti, e quindi il lettore viene portato in un tour ideale di tutti i luoghi visitati, e alla fine torna al punto di partenza, alla Contea. L'ultima frase del libro è di Sam che dice "Sono tornato".
Ma questo non è un lieto fine totale, non è un viaggio come quello di Bilbo che comprende un ritorno a come era prima. Qui niente può essere come prima "ci sono ferite che non guariscono mai", e 
Frodo non può far parte di questo lieto fine.

Un altro aspetto dei finali di Tolkien riguarda la sua tecnica di "risoluzione dei problemi". A volte Tolkien viene accusato di utilizzare la tecnica del deus ex machina per fornire una soluzione ad una situazione difficile. E questo è considerato in modo negativo dai critici. Ma si tratta veramente di deus ex machina? Di solito questa tecnica è usata alla fine della storia e prevede l'intervento di una divinità, di un personaggio che non fa parte della storia. E' un intervento del tutto imprevedibile. Tolkien definisce i suoi piccoli miracoli come eucatastrofi, cioè una grazia miracolosa, un inaspettato rivolgimento di situazioni. Questo sono le aquile o il ritorno di Gandalf dopo aver combattuto contro il Balrog.

l'Allegoria è un altro tema affrontato da Tolkien a commento del suo romanzo, infatti egli rifiutava di vedere la storia come un'allegoria della Seconda Guerra Mondiale. Se fosse un'allegoria, ogni singolo elemento della storia del Signore degli Anelli dovrebbe combaciare con un elemento della storia vera, e non è così. Potremmo vedere Sauron come Hitler e l'anello come la bomba atomica (forse), la Contea rappresenterebbe l'Inghilterra, ma ci sono molte altre cose che non trovano corrispondenza. Quindi potremmo dire che la storia è applicabile alla realtà, ma non è un'allegoria.

Ho detto che il nostro viaggio è giunto al termine? Mentivo, la settimana prossima dirò qualche parola sulle appendici :-)
A bientot!

lunedì 23 dicembre 2013

E la vita continua

Dopo il disastroso passaggio del Senzavergogna lo scorso anno scolastico, abbiamo a Granburrone un nuovo insegnante di sostegno per Fonzie e Susannatuttapanna.
Finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo, perché sembra essere dotato di cervello, voglia di fare e buon senso, che poi è quello che serve per fare questo mestiere.
Sa l'inglese quel tanto che basta per fare lezione a livello scuola media, sa l'italiano (soprattutto) e partecipa attivamente alla discussione su cosa fare e come farlo. 
Ripeto, una meraviglia.
MA, tanto per non farci troppe illusioni di riuscire ad avere un anno tranquillo, ci si mettono gli altri componenti del CdC a complicare le cose.
Compasso (collega a tempo indeterminato) e Tempera e Pennelli (collega a tempo determinato), tanto per dire che la cosa è trasversale, non riescono proprio a capire che i ragazzi hanno diritto ad avere un programma individualizzato, e che, a seconda delle loro diagnosi, alcune cose non possono loro proprio essere richieste.
E non basta che "sì, ma io lo so, e tengo conto che loro non potranno fare il lavoro allo stesso livello degli altri". No, Tempera e Pennelli, tu paginate e paginate sulle correnti artistiche ad uno che non ha la capacità di segnarti sulla cartina geografica dove si trova il paese in cui vive ed è nato e che ha difficoltà ad andare a fare la spesa al negozio sotto casa perché non sa il valore dei soldi e non sa calcolare somme e resti, non gliele puoi dare.
E tu, Compasso, non puoi dire a uno che ha una certificazione che dice che ha una sindrome per cui, tra le altre cose, fare un disegno tecnico è impossibile perché non riesce a chiudere gli angoli o a fare una linea dritta, che è un paraculo e che non ha voglia di fare.

Non è finita così. Dopo il CdC, dove sono stati espressi questi semplici concetti dal nostro valoroso prof di sostegno, Compasso ha continuato con il suo atteggiamento da gnorri, come se non fosse stato detto niente e come se la cosa non lo riguardasse.

Tempera e Pennelli, lei, no.
Lei ha dovuto fare una sfuriata davanti a una classe piuttosto allibita, dove ha intimato agli alunni di non andare a raccontare a nessuno quello che succede all'interno delle sue ore, ritenendosi offesa e tradita. Naturalmente tutti hanno capito, sebbene non siano stati fatti nomi, a chi si stava riferendo la volpona.

Com'è andata a finire? Beh, se lo racconto, ovviamente la cosa è uscita... i poveri Susanna e Fonzie, oltremodo abbacchiati e bastonati, con le orecchie basse hanno confessato di essere stati sgridati da Tempera e Pennelli.

Ulteriore confronto, l'ultimo giorno di scuola nei corridoi e ad alta (molto alta) voce, tra il valoroso sostegno e l'ottusa Tempera e Pennelli, dove ognuno è rimasto della sua opinione e a perdere, come sempre, saranno i poveri Susanna e Fonzie.

venerdì 20 dicembre 2013

Il Signore degli Anelli - Le due Torri

La seconda parte de  Il Signore degli Anelli, Le due torri, parte dalla morte di Boromir e lo scioglimento della Compagnia e arriva fino a quando Frodo e Sam sono nella tana di Shelob, per un riassunto dettagliato vi mando ancora una volta qui.

Cosa ci dice il professore di questo libro?
Moltissime cose, non vi nascondo che ho avuto vari momenti di sconforto quando ho dovuto ascoltare ben 9 lezioni su i-tunesU di un paio d'ore ciascuna, non perché non siano interessanti, ma perché è stato un lavoro lungo e che ho dovuto diluire nel tempo (le lezioni si sono svolte a fine agosto/settembre, ed io le ho finite solo a fine ottobre).

Anyways, come direbbero gli americani, ce l'abbiamo fatta.
L'aspetto che più mi ha colpito di questo secondo episodio è il fatto che qui, bene o male tutti i personaggi devono compiere delle scelte. E anche se il prof ci mette in guardia: "non è semplicemente il libro delle scelte, ma è molto di più" in pratica passa ore a parlare delle scelte di tutti. Quindi lo farò anch'io ;-)
Vale la pena notare che non tutte le scelte sono giuste. O meglio, cosa sono le scelte giuste e le scelte sbagliate? Se prendessimo il buon senso come metro di misura, probabilmente molte scelte fatte dai personaggi non sarebbero considerate giuste, ma ogni scelta porta a delle conseguenze che portano a loro volta ad un certo finale, che sin dall'inizio appare molto improbabile (sempre dal punto di vista della realizzabilità)...vi ricorda qualcosa? :-)

Ma partiamo dall'inizio, dopo che Boromir e gli hobbit sono stati attaccati dagli orchetti, Aragorn corre su per la collina, sente il corno di Boromir e va a soccorrerlo. Quando arriva fa in tempo a dirgli le ultime parole e poi Boromir muore.
Il primo a dover compiere una scelta è proprio Aragorn: seguire Frodo e Sam che si sono diretti a Mordor o seguire gli orchetti che hanno fatto prigionieri Merry e Pipino? La scelta è ardua, Aragorn ha promesso di accompagnare il portatore dell'anello, e perdere due hobbit potrebbe sembrare il male minore, ma alla fine sceglie quello che a prima vista è meno logico. Se avesse seguito Frodo, avrebbe potuto essergli utile, ma questo avrebbe comportato abbandonare altri due membri della Compagnia a "tortura e morte", e secondo il principio della Compagnia, non si abbandona mai nessuno per il bene maggiore. Quindi Aragorn non andrà né a Gondor (come gli aveva chiesto Boromir), né a Mordor assieme a Frodo e Sam, bensì verso il Nord per tentare di salvare gli hobbit.

Merry e Pipino, dopo essere riusciti a sfuggire agli orchetti approfittando di un "momento di confusione" (nientemeno che un massacro di questi ultimi ad opera dei cavalieri di Rohan), ci portano nel bosco degli Ent, ed entriamo in uno dei momenti mitici di Tolkien, con la storia delle Entesse perdute.
Da Barbalbero apprendiamo la differenza di prospettiva: quando gli hobbit gli chiedono da che parte stanno gli Ent, lui risponde che per gli Ent questo mondo è transitorio, come lo sono gli Elfi e gli Uomini. Gli Ent hanno una diversa concezione del tempo:
Non mi sono mai preoccupato delle Grandi Guerre, riguardano soprattutto Elfi e Uomini. Preoccuparsene è compito degli Stregoni, che sono sempre molto inquieti per il futuro. Io non sono dalla parte di nessuno, perché nessuno è dalla mia part

Anche Saruman è un personaggio che ad un certo punto della storia ha compiuto una scelta, è passato dalla parte del nemico, Gandalf lo chiama "fool" e "mad", mentre prima era "il saggio"
when did Saruman the grand abandon reason for madness?
ma in realtà è l'impresa della Compagnia dell'Anello ad essere una follia, le speranze sono sempre pochissime e appese ad un filo
e per questo si potrebbe dire che proprio perché è saggio ed ha la vista più lunga, sceglie di stare con chi ha maggiore probabilità di vincere, cioè Sauron. Anche Isengard rappresenta l'eternità, tutto è di pietra, eterno, mentre il mondo degli elfi che sta per finire è fatto di legno ed erba, che sono belli ma possono appassire e morire.


Frodo sceglie per fede nel suo destino e per speranza. E' fatalista, nel senso che si affida al fato, si rassegna al suo destino:
It's my doom, I think, to go to that shadow yonder so that a way should be found
sceglie di prendere Gollum come guida, di non ucciderlo, per pietà e per compassione (pity and mercy).

Sam sceglie per amore. Non ha mai avuto vera speranza, ma decide di seguire il suo padrone. Il successo della missione non è rilevante per lui, è importante solo servire il suo padrone. 

Gollum, il personaggio più interessante secondo me, dopo aver 
lottato con le sue due parti Servile e Scurrile (Slinker and Stinker), Smeagol e Gollum, sceglie di tradire Frodo.
Ed è anche questo parte del fato.
La raffigurazione delle dei due lati di questo personaggio è bellissima: nei suoi occhi si alterna una luce pallida ad una luce verde quando parla con se stesso. C'è anche il cambio dell'uso del pronome, Gollum usa "noi", mentre Smeagol usa "io, lui".
Ma non si tratta di lato buono contro lato cattivo, bensì di lato apertamente cattivo contro lato segretamente cattivo.

Faramir sceglie di lasciare libero Frodo e lasciarlo proseguire disobbedendo agli ordini ricevuti e consapevole che sarà criticato per questo, da suo padre Denethor.

E quindi, tra crocevia e scelte, destino, fato e grandi imprese, si conclude il secondo capitolo della trilogia, con il quale partecipo senz'altro al venerdì del libro di homemademamma.

venerdì 13 dicembre 2013

Il signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello

Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende.

La trama di questo romanzo è talmente conosciuta che non la ripeterò, ma la potete trovare qui, dirò solamente che il primo volume della trilogia, La Compagnia dell'Anello, va dal centoundicesimo compleanno di Bilbo e trentatreesimo di Frodo nello stesso giorno, al momento in cui si scioglie la compagnia partita da Granburrone (con Gandalf lo stregone, Frodo, Pipino, Merry e Sam gli hobbit, Gimli il nano, Boromir e Aragorn gli uomini, Legolas l'elfo) e Frodo e Sam partono insieme per l'ultima tappa della missione: la Terra d'Ombra o Mordor.

Il Signore degli Anelli fu pubblicato per la prima volta nel 1954, destinato ad un pubblico che per la prima volta (se escludiamo Lo Hobbit) sentiva parlare di elfi, nani, stregoni e altre creature.



Questo è un punto fondamentale da tenere a mente, infatti leggere 
Il Signore degli Anelli oggi è un'esperienza totalmente differente da quella del lettore del 1954, come sostiene the Tolkien Professor. Tolkien, infatti, si è inventato di sana pianta un passato - i personaggi e gli avvenimenti sono la creazione del passato dell'Europa, con tanto di guerre, miti, leggende e lingue.
Una possibile fonte d'ispirazione potrebbero essere le storie di fate irlandesi, c'è una parte con i tumuli funerari, che per secoli gli irlandesi hanno chiamato le colline delle fate e si tratta di personaggi che ovviamente oggi non esistono più, e da qui il tono di consapevolezza di appartenere ad un mondo che è destinato a finire che pervade tutta la trilogia (in particolare gli elfi).

Alla luce di questo fatto, è comprensibile perché il prologo sia dedicato interamente agli hobbit, le loro origini, la storia e tutto ciò che li riguarda, compresi abitudini e carattere.
In realtà, la descrizione degli hobbit come questa gente tranquilla, 
buona e assolutamente aliena a stranezze e a colpi di testa viene 
meno quasi subito. Sappiamo che Bilbo è partito per un'avventura, 
Frodo stesso parte per Granburrone, ma anche i suoi amici Sam, Pipino e Merry sono pronti a partire con lui. Frodo si aspetta che cerchino di fermarlo ma in realtà vogliono andare anche loro. Frodo non si aspetta che altri hobbit siano spavaldi come lui e Bilbo, ma sottovaluta la forza dell'amicizia.
Appena partiti incontrano gli elfi. Sam ha sempre voluto conoscerli e finalmente li incontra. Sam dirà di loro:


Non so come dire, ma è come se fossero al di sopra di ciò che piace o non piace. Quel che penso di loro non conta. Sono molto diversi da come me li immaginavo: così giovani e vecchi, e così felici e tristi allo stesso tempo.

Gli elfi sono strane creature, sono decisamente buoni, nel senso che sono nemici di Sauron, ma sono un po' distaccati, non si 
immischiano nelle faccende degli uomini o degli altri abitanti della Terra di Mezzo. Decidono di offrire la loro protezione agli hobbit solo quando questi ultimi rivelano di essere seguiti dai Nazgul.

Ci sono parecchie creature nella Terra di Mezzo che non sembrano partecipare al dramma che stanno vivendo i nostri personaggi, come dovrebbe essere, dato che se Sauron vincesse ne risentirebbero tutti. Tom Bombadil e Baccador ne sono un esempio. Tom è un'esuberante creatura, che si esprime solo in versi cantati e sembra interessato solo a se stesso e a Baccador. Vive nella vecchia foresta, dove c'è il Sinuosalice che quasi si mangia gli hobbit, ma lui, nonostante li salvi, non ci pensa neanche a distruggere questa pianta decisamente cattiva.

Sulla via per Granburrone, con Aragorn (o Granpasso) incontrato alla locanda del Puledro Impennato, dopo che Frodo è stato ferito da un Nazgul, avviene l'incontro con Glorfindel, un elfo di Granburrone. Questo è un altro intervento inaspettato, la luce che si oppone all'oscurità. E' la prima volta che vediamo che gli elfi sono creature molto potenti, e non solo esseri che cantano e ballano come Gildor e gli elfi che abbiamo visto finora.
Glorfindel ha poteri guaritori, quando tocca la ferita di Frodo egli si sente subito meglio. Purtroppo nella versione cinematografica Glorfindel è sostituito da Arwen, che non è così potente, infatti lei scappa dai cavalieri, non li terrorizza e li caccia come lui.

Granburrone ne Lo Hobbit è l'Ultima Casa Accogliente, una tappa del viaggio, mentre qui è un luogo di transizione. E' il luogo dove tutte le prospettive cambiano, capiamo tante cose. Doveva essere la meta del viaggio di Frodo e invece diventa il punto di partenza.

Il Caradhras (la montagna) è un altro luogo che sembra dotato di vita e volontà proprie. Nel film è Saruman che manda la tempesta, viene tutto fatto rientrare nella lotta Gandalf-Saruman. Nel libro Caradhras è una montagna "viva", è una montagna di Moria, come dice Gimli; e Aragorn sostiene che ci sono molte cose alle quali non piacciono le persone. Ci sono tante creature a cui non piacciono gli elfi o gli umani, che vivono un'esistenza indipendente e si disinteressano del destino degli esseri a due zampe.

Dopo essere sopravvissuti alle miniere di Moria (perdendo però Gandalf), la compagnia va a Lothlòrien, dimora di altri elfi e di Galadriel la loro signora. Qui Frodo capisce, o riconosce quello che ha sempre saputo, che deve andare per forza a Mordor, e da solo. Tuttavia non riuscirà a lasciarsi indietro il fedele Sam.

Con questa recensione partecipo al venerdì del libro di homemademamma. Alla prossima settimana con Le Due Torri

giovedì 5 dicembre 2013

La Seconda Operosa

La Seconda Operosa è una classe dove il sentimento dominante è la serietà.
Hermione è sempre precisa (eh, beh, non si chiamerebbe così), mi ricorda sempre che compiti avevano e le pagine che ho assegnato, e poi quando dico "Bene, allora adesso andiamo a pagina 29", lei mi ricorda che l'ultimo esercizio di pagina 28 non l'abbiamo fatto. "Non fa niente, quello non lo facciamo", tutto a posto allora.
Poi c'è Lapalisse, che fa domande lapalissiane :-) per esempio, Ma nella nuova unità ci sono cose nuove? Ma ci mette il voto quando interroga?
E tutta la classe sospira, Dai Lapalisse!!!!!!!
E c'è anche Sheherazade, una ragazza che è alta almeno 50 centimetri più degli altri, è una bocciata, ma non per colpa sua poveretta, è che i suoi genitori ogni tanto decidono di partire, tipo a marzo, per il Marocco e non tornano più...cioè, tornano, ma a ottobre dell'anno scolastico successivo...e lei ripete :-(
Comunque lei nella mia materia è bravissima e sempre attentissima.
Abbiamo anche Campanellino, che ha qualche difficoltà ma ci tiene e si impegna tantissimo, e la sorellina di Hermione, perché stanno sempre in coppia e sono inseparabili.
Invidio tantissimo tutti i gadgets di queste ragazze, post-it a forma di manina con dito indice puntato, a forma di freccia con il bordino nero, astucci brillantissimi con perline e paillettes, penne a forma di fiore, penne pennarelli e pennarellini di tutti i colori e anche col glitter, insomma il paradiso.
Quando chiedi "Avete un righello/un paio di forbici/un evidenziatore?" si scapicollano con l'oggetto richiesto in varie versioni ciascuno, no perché ci sono le forbici col manico colorato, con le punte arrotondate, con il manico duro, molle...questo però devo dire succede in tutte le classi. No, dico, vogliamo parlare del righello flessibile? Una figata!
Insomma, con la Seconda Operosa all'inizio di dicembre ho già fatto quattro unità del libro, ma comoda eh? Passando anche un sacco di tempo a "gigioneggiare" guardando video, parlando di Guy Fawkes, i Padri Pellegrini e il Thanksgiving, persino il sistema solare in inglese (the earth is a small rocky planet).
L'unico problema - c'è sempre un problema - è che la Seconda Operosa è una classe poco numerosa, ma talmente poco numerosa, che anche tenendo conto che siamo in un territorio cosiddetto disagiato perché per venire a scuola i pargoli devono farsi svariati chilometri da tutta la zona circostante, abbiamo dovuto fare un parziale accorpamento con un'altra classe, cosa non troppo comune per la Scuola Media, ma che finora ha funzionato bene.
Il fatto è che, con chi sono stati pluriclassizzati? Ma con gli Orchetti!!!
Allora.
I secondini operosi sono ovviamente costernati di dover lavorare con loro. E allora qui scatta la puzza sotto il naso e l'insofferenza.
Cosa sicuramente alimentata anche dai genitori, che il MIO figliolo perfettino sia costretto a stare in classe con gli Orchetti?!? E' un'ingiustizia bella e buona!
Io ho detto che la collaborazione potrebbe anche essere positiva, se gli operosi fanno da stimolo (e lo penso veramente, non è solo il contentino che ho dato a dei genitori apprensivi), tant'è vero che mi sono subito inventata una gara di spelling, sì, proprio, uno spelling bee con tanto di premi che si fa una volta al mese... e sapete chi è stata la rivelazione?
Lagduf
Una macchina.
Con grande rabbia di Hermione.
Comunque la cosa continuerà con la tombola in inglese, ho già preparato i premi: caramelle e figurine dei supereroi ;-)

[Nota a margine sul nome degli Orchetti: non è un nome da prendere alla lettera e con tutte le sue sfaccettature, potrei definire così anche i miei figli coi loro amici durante una festa di compleanno... mai avuto una festa di compleanno in casa con 15 o 20 bambini scatenati? Ecco, così]

venerdì 29 novembre 2013

Autobiography

Quando ho sentito parlare di questo libro, ho subito pensato che lo volevo, lo volevo tantissimo, e non preso in prestito dalla biblioteca. Non potevo neanche aspettare che lo traducessero in italiano, quindi l'ho ordinato sul mio sito preferito di vendite on line e mi sono detta che era il mio regalo di Natale.
Ed è arrivato.
Di già.
Ho accarezzato l'idea di impacchettarlo e aprirlo a Natale fingendo stupore e gioia, ma la cosa è durata lo spazio di qualche ora :-)

Tre giorni dopo (uno era domenica, per cui "ci ho dato dentro") l'avevo finito.
Prima di tutto, mi aspettavo un libricino leggero, e invece sono più di 400 pagine. Prima cosa positiva.
Dopo aver superato lo shock iniziale del linguaggio usato, nel senso che ho dovuto abituarmi allo stile di scrittura: pochi segni di punteggiatura, niente capitoli, vocaboli difficili, espressioni colloquiali poco comuni se non sei un Hulmerist, sono stata completamente assorbita dal mondo di Morrissey, e non sono più riuscita a mettere giù il libro fino alla fine.

A me Morrissey è sempre piaciuto 16 clumsy and shy, the story of my life, un verso di una delle sue canzoni e anche una frase citata nel libro, hei, ma sono (ero) io!!! Adesso sono più 44 clumsy and a little less shy.
Ma non ho mai saputo niente della sua vita privata.
C'è un'ampia sezione iniziale che parla della sua infanzia. Nato a Manchester da famiglia irlandese, il quartiere, le scuole da incubo, la passione per la musica sin da piccolo.
Poi l'incontro con Johnny Marr, l'altro Smiths e il successo, ma sempre smorzato, a causa di vari "contrattempi", tipo la sua sprovvedutezza e ingenuità (e la disonestà delle persone che si approfittavano di lui) nel mettere firme nei posti sbagliati, l'inadeguatezza della casa discografica che non riusciva a tenere il passo con le richieste, e sempre sempre sempre il problema con la stampa.
E' una costante della sua vita, i giornalisti che sembra godano a metterlo in cattiva luce, dipingendolo come un'estrema testa di cazzo, mentre in realtà si scopre che è sempre stato piuttosto tranquillo, soprattutto per gli standard di una rock star:
David* quietly tells me, "You know, I've had so much sex and drugs that I can't believe I'm still alive," and I loudly tell him, "You know, I've had SO LITTLE sex and drugs that I can't believe I'm still alive."
*[David Bowie, ndr]

per esempio.

Poi c'è la grande sezione dedicata alla causa intentata e vinta, contro ogni logica, da un musicista che suonava negli Smiths, nota bene, suonava negli Smiths, non era parte degli Smiths, che un tot di anni dopo che gli Smiths si erano sciolti, se ne esce con la richiesta di avere il 25% dei profitti, e non "solo" il 10, come aveva accettato e firmato all'epoca.
Questa parte bisogna leggerla, non me la sento di fare un bigino, perché è tutto molto ben spiegato, con riferimenti a varie pagine della sentenza e con la spiegazione del perché tutto ciò sia una follia, quasi una ripicca, un dispetto al personaggio Morrissey.

E poi tanto spettacolo, concerti, vita in tour, successo di pubblico che non riesce mai a tradursi in vero benessere.
E infine le tante sfighe che sembrano non finire mai.

Ecco, se avete curiosità da tabliod sulla vita privata di Morrissey, fate a meno di leggere la sua autobiografia, non troverete niente di tutto ciò. Ma se vi volete commuovere, arrabbiare, indignare e empatizzare, prego c'è posto.

Uno stra-consiglio per le amiche del venerdì del libro di Homemademamma, alle quali torno dopo lunga assenza per cause di forza maggiore (la vita), ma un ritorno con il botto ;-)

mercoledì 27 novembre 2013

Senza giudizio

Mercoledì è il mio giorno libero. Evviva.
Se penso che l'anno scorso non avevo un giorno libero, è una bella sensazione.
Peccato che negli ultimi mercoledì (tipo gli ultimi quattro o cinque) invece di godermi la giornata libera guardandomi un film in lingua originale (adoro fare ciò, e devo essere a casa da sola per farlo senza interruzioni), cucinando qualcosa di speciale, andando a fare shopping o a trovare un'amica, pulire la casa, and so on...abbia dovuto affrontare una serie di sedute dal dentista per sistemare un po' di cose.
Doloroso.
Per la mia persona e per il mio portafoglio, ma di fronte alla salute...
Oggi ho tolto un dente del giudizio, e l'ho portato a casa da mostrare come trofeo.
Vedi com'è stata coraggiosa la mamma?
Mi aspettavo una reazione di Calvin simile al suo alter ego di Calvin e Hobbes, tipo THAT'S GROSS! (che sarebbe "che schifo"), e invece mi ha detto: Ah! Lo metti sotto il cuscino?

domenica 17 novembre 2013

Gli orchetti

La new entry a Granburrone.
È tempo di presentazioni, ed è così che ho deciso di battezzare la prima di quest'anno. 
Dopo lunga meditazione.
Anche per i nomi dei singoli mi affiderò alla fantasia del nostro, che è molto meglio della mia, dato che ha inventato i nomi anche di questi personaggi.

La prima caratteristica che mi ha fatto venire in mente gli orchetti è la litigiosità, in particolare due mi ricordano Gorbag e Shagrat, che passano il tempo a battibeccare su qualsiasi cosa.
Altra è la stupidità superficialità che si manifesta in vari modi:

Capitolo I: i compiti
Gorbag: Io l'altra volta non c'ero, ho chiesto i compiti a Shagrat ma non mi ha detto che c'era anche inglese...
* * *
Shagrat: Io sono andato a pagina 30 come aveva detto lei, ma non c'era niente da studiare [dialogo da ascoltare e ripetere con apposito DVD e una sfilza di vocaboli, ndr]

* * *
Gorbag: Io volevo studiare ma ho scritto sul diario pagina 80 e a pagina 80 non capivo niente [cosa abbastanza normale essendo noi a pagina 20, ndr]

Capitolo II: seguire le indicazioni/consegne
Aliceland: adesso dividete in due la pagina, piegandola, e da una parte scrivete il testo in inglese, e dall'altra, possibilmente sulla stessa riga, il testo in italiano.

Nar divide il foglio in due colonne e comincia a scrivere il testo in inglese nella prima. Poi arriva in fondo alla pagina e continua sulla seconda colonna della prima pagina. Il testo in italiano lo scrive di seguito. Non esattamente testo a fronte come avevo auspicato :-(

Radbug divide in due colonne e scrive nella prima colonna il testo inglese in corpo 18, e nella seconda colonna il testo in italiano...in corpo 8 (ma perché)

Snaga divide il foglio a scacchi (non sto scherzando), e scrive il testo inglese a quadrati alterni e quello italiano nei rimanenti. (In questo caso devo dire che il testo a fronte c'è, anche se alternato... abbiamo un artista)

Lugbuzz scrive il testo in inglese, poi si ricorda che deve fare le colonne, quindi la seconda colonna è strettissima e dopo una frase straborda nell'altra pagina.

Gorbag copia il testo bello largo su una pagina, poi si ricorda della traduzione, ma avendo avuto il culo di avere scritto su una pagina 
di sinistra, usa la pagina di destra per la traduzione.

Muzgash copia il testo su due colonne, cioè una frase a sinistra e una frase a destra, alla fine si ritrova con il problema: dove lo scrivo il testo in italiano? Allora strappa la pagina e rifà, stavolta ce la fa.

Capitolo III: la verifica

"Scrivete su un foglio protocollo nome, cognome, classe, data.
Non usate il bianchetto".

Snaga: posso usare il bianchetto solo una volta perché ho sbagliato? (e siamo all'intestazione)

Radbug scrive solo il nome, in piccolissimo sul bordo superiore del foglio, Shagrat scrive solo nome-cognome-classe-data sulla prima facciata, poi gli esercizi li fa dentro. Tutti gli altri non scrivono niente.

Lagduf mi dice che lui ha usato solo la prima parte del foglio protocollo, quindi può tagliarlo. No, Lagduf, lascialo intero così inserisci la scheda nel foglio protocollo e rimangono assieme. Naturalmente me lo consegna tagliato.

Capitolo IV: la correzione della verifica

Hanno preso tutti quattro e cinque, tranne Radbug che ha preso sei, allora forse è meglio correggere la verifica (rispiegare e rifare verifica, dopo).

"Copiate sul quaderno gli esercizi corretti. Se non capite qualcosa venite a chiederlo"

Gorbag copia paro-paro quello che ha fatto nella verifica, errori compresi; Lagduf chiede se deve ricopiare tutto o solo quello che ha sbagliato (notare che ha sbagliato quasi tutto); Nar deve rifare lo stesso esercizio quattro volte, e ogni volta glielo rispiego, prima di azzeccarlo.

Stiamo parlando di verbo essere, solo singolare, forme affermativa, negativa, interrogativa e risposta breve.
Vocaboli, i famigliari (papà, mamma, sorella, cugino...)

giovedì 7 novembre 2013

Luci ed ombre dell'educare

La bloggeramica Noemi, mi ha coinvolto in un'iniziativa che sta passando di blog in blog, che ha come tema l'educazione.
Partecipo volentieri e ringrazio Hilde che ha pensato a me.
Trovo molto interessante che le altre blogger che hanno scritto sul tema, quasi all'unanimità non amino la parola educare nel senso di condurre, perché sembra loro (se ho capito bene) che la cosa comporti una forzatura, un imposizione: io che sono grande ti faccio vedere la strada, perché io so, mentre tu obbedisci.

Per me, invece, è proprio questo il significato più bello della parola. Sono convinta che il bambino, non solo abbia bisogno di una guida, ma anche che il genitore - o chi lo educa, appunto - abbia il dovere di dare una direzione. Semplicemente perché altrimenti il bambino non saprebbe dove andare.
Spetta a noi dire al bambino cos'è giusto e cos'è sbagliato, e spetta a noi prenderci cura di loro. E sono anche convinta che il bambino ce lo chieda, non chiaramente, ma istintivamente. Avere dei limiti, dei paletti, è fondamentale perché un bambino cresca sicuro e sereno, perché sa fin dove può arrivare e non si deve preoccupare di cose più grandi di lui.

Il fatto è che educare è difficile, molto più semplice è concedergli quello che vogliono pur di farli tacere (nel breve periodo), o riempirli di "cose" invece che passare del tempo assieme.

Ovviamente questo vale per i bambini piccoli, e ovviamente man mano che crescono si allargano sempre di più le maglie, se vogliamo usare l'immagine restrittiva di una rete ad esempio. Ma sarà un passaggio graduale e secondo me naturale fino a portarli all'autonomia.

Voglio raccontare un aneddoto, una cosa alla quale ho assistito personalmente nel periodo che ho passato negli Stati Uniti come 
ragazza alla pari, e che mi ha lasciato parecchio perplessa, nonostante la mia, allora, giovane età.
Alla fermata dell'autobus due mamme con due bambini di tre/quattro anni (che erano assieme e si conoscevano). E' tardo pomeriggio e bambino1 ha freddo ma non ha una maglia da mettersi, mentre bambino2 ha una maglia in più che sua mamma ha nella borsa.
Mamma2 dice: "io ce l'ho una maglia in più, bambino2, la vuoi prestare a bambino1?"
Bambino2 dice "no"
Fine della storia. La maglia non viene prestata.

Sono rimasta allibita. Anche adesso che sono mamma, se sono al parco e un altro bambino ha bisogno di qualcosa che io ho, un fazzoletto, una caramella, un cerotto, non chiedo certo a mio figlio il permesso di darglielo, anche se il fazzoletto, la caramella e il cerotto li ho con me per lui, perché non è cosa che gli compete, non 
è una responsabilità che può prendersi lui.

Questo, come molte altre cose, tipo bambini dell'asilo che decidono come vestirsi al mattino, compreso mettere magliette mezze maniche in pieno inverno (e sto parlando del freddo di Chicago), mi hanno fatto pensare che gli americani siano dei pessimi educatori.

Per concludere, mi piacerebbe sentire sull'argomento anche il parere di qualche papà...so che ce ne sono all'ascolto, e anche alle prese con l'educazione dei figli. Stavolta non lo citerò, ma sono sicura che un certo blogger di mia conoscenza si sentirà chiamato in causa... vediamo cosa succede.

Questo il logo dell'iniziativa:



e questi gli altri interventi:

lunamonda

sara

liberelettere

timo il bruco

latte&champagne
A

sabato 2 novembre 2013

Felicità

Da quando Charlie Brown va a lezione di chitarra elettrica accompagnato dal vecchio della montagna, io e Calvin abbiamo una sera la settimana solo per noi. 
Quindi ieri sera, verso le 18.30, dopo che Calvin era tornato a casa dal parco...notare che è già la seconda volta che va al parco da solo coi suoi amici dopo la rampognata del tema sulla mamma che è troppo apprensiva e non lo lascia mai andare...
Dicevo, dopo un pomeriggio passato con gli amici, guardo, così tanto per fare, che cosa propongono i vari canali televisivi. Ed ecco che al primo tentativo becco Lo Hobbit iniziato da 7 minuti!
È stato un attimo!
I pop corn pronti in tre minuti al microonde fanno da pasto e per dolce le caramelle bottino del trick-or-treat del giorno precedente, e siamo in paradiso!

mercoledì 30 ottobre 2013

Ci siamo o ci facciamo?

Quando ho letto questo post di noisette* che parlava delle ripetizioni estive, con le bestiate che gli insegnanti dicono agli alunni, e che questi candidamente ripetono perché giustamente convinti di quello che dicono, oppure quello che non dicono e dovrebbero...mi sono chiesta: ma ci sarà da fidarsi? 
Voglio dire, gli alunni tendono sempre a dare la colpa a qualcun altro delle loro mancanze. 
Io ad esempio, regolarmente correggo la pronuncia del verbo to live [liv] che tutti si ostinano a pronunciare   "laiv". 
Di solito danno la colpa all'insegnante che mi ha preceduto.

All'inizio mi indignavo e pensavo tra me e me che le mie colleghe erano veramente delle incompetenti, e che non si può andare in giro ad insegnare tali strafalcioni. Poi mi è venuto il sospetto che qualcuno ci marciasse. Ho persino fatto un pensierino su chissà cosa diamine diranno gli ho detto io, una volta cambiato ordine di scuola o prof.

Ad ogni modo queste sono le cose uscite dalla bocca di un "innocente" durante le mie ripetizioni estive:

Round One:

-Ma Isadora, tu però non studi, guarda qui, il libro di testo è intonso!
-Non è vero, non facevamo mai un tubo in classe, la madrelingua parlava e basta (da sola a quanto pare, nessuno la seguiva) e la prof ci dava da leggere il dialogo e basta, senza fare gli esercizi, e intanto lei scriveva le sue cose!! (Tutta l'ora. Immagino solo una classe di decenni abbandonata a se stessa senza nessun controllo quanto leggesse e rileggesse il dialogo...)

Round two:
-Attenta Isadora, che qui devi mettere il verbo alla terza persona singolare...
-Sì sì, lo so (modalità pappagallino ammaestrato). Alla terza persona singolare dobbiamo fare il plurale

(a me cominciano a fumare le orecchie) rispondo con un giro di parole che riassunto significa: cazzo dici? Indignata e anche un po' alterata le dico che non può dirmi che fa il verbo plurale (poi ci credo che non riescono a distinguere il verbo dall'aggettivo e il pronome dal nome etc.)

Isadora insiste, e mi fa l'esempio di watch-watches (esempio calzante, infatti può essere sia un sostantivo che un verbo :-/ )

Ribatto che se dice una cosa del genere alla prof prende tre

-Ma l'ha detto lei!!!!!! (la prof, that is)

Si potrebbe controbattere che in effetti è così, cioè le regole della formazione del plurale e della terza persona singolare del verbo sono uguali, perché sempre di aggiungere una "s" si tratta, ed essendo le regole dovute a motivi di pronuncia (provate ad aggiungere un'altra "s" ad una parola che finisce con "s" e vi rendete conto), ma la questione è molto diversa da dire "alla terza persona dovete fare il plurale". The question is: cosa ha veramente detto la prof e che cosa hanno capito le tenere menti?

L'opinione della collega Capitanomiocapitano (che per me è la luce), è: io non credo ad una sola parola che esce dalle bocche di quei disperati (termine edulcorato per l'occasione).

*abbi pazienza, le reazioni sono quelle da bradipo, lo so e mi cospargo il capo di cenere

venerdì 25 ottobre 2013

Pare, si mormora...


Pare che Gino Paoli abbia scritto Sapore di Sale riferendosi a una ragazza che aveva fatto un trattamento decisamente mal riuscito con i sali del Mar Morto. Evitate figuracce sonore e fatevi coccolare dai professionisti del benessere sulla Riviera Romagnola.
 Oggi va così. Copio e incollo.

Genio della pubblicità


Si dice che fu Enrico VIII a inventare il pacchetto bellezza: aveva bisogno di ottimizzare i tempi di preparazione delle sue otto mogli, che ogni mattina non finivano mai di incipriarsi e acconciarsi, trasformando il bagno in un vero campo di battaglia. Scopri i vantaggi di questa storica intuizione da *** Estetica. 

Questa la pubblicità di un trattamento estetico completo (pulizia del viso, ceretta  e massaggio).
Qualcuno può spiegare al genio che Enrico VIII non ha avuto otto mogli contemporaneamente? 
E in un paio di occasioni ci hanno lasciato la testa?

Ovviamente tutto questo è colpa della Scuola, che non insegna niente.

 Però se fosse stato/a bocciato/a avrebbero detto, ma tanto la Storia a cosa serve?

Remember:

Divorced, beheaded, died,
Divorced, beheaded, survived

mercoledì 16 ottobre 2013

Descrivo la mamma

La mia mamma si chiama *** e è una professoressa d'inglese.
È alta e magra.
Ha i capelli biondi e lisci e gli occhi azzurri e spesso severi.
Ha il naso e le orecchie regolari e le sopracciglia rade.
Di solito indossa i pantaloni e una felpa o maglione.
Le piace molto il cioccolato fondente è le piace fare dolci (torte ecc.).
Nel tempo libero facciamo le torte.
Secondo me è un po' troppo ansiosa nei miei confronti perché non mi lascia mai andare al parco a giocare con i miei amici.
La mia opinione su di lei è che quando mi sgrida è giusto che lo faccia perché io non faccio il bravo: e poi quando facciamo le torte mi diverto un sacco.
Le voglio bene.

Secondo voi, qual è la parte che mi ha commosso?

martedì 15 ottobre 2013

Gelo a Granburrone

Il titolo non è affatto simbolico, il fatto è che siamo senza riscaldamento a Granburrone, la caldaia è rotta.
Beh, si sarà rotta adesso e bisogna aspettare che la cambino. Negativo. E' rotta da aprile scorso (e ai più attenti di voi sarà venuto in mente che lo scorso maggio non è stato affatto caldo qui al nord).
E non si può neanche dire che il freddo di questi giorni sia un evento imprevedibile... è autunno, e - sempre qui al nord - più o meno a metà ottobre si accendono i riscaldamenti.

Tutto ciò per dire che sono estremamente contrariata (e apprezzate l'eufemismo e la mancanza di parolacce) dalla situazione, mi si sono congelate anche le dita e solo adesso che sono a casa da quattro ore, e ho già scritto le programmazioni, posso scrivere anche qui in questo blog triste e abbandonato.

E invece di eclissarsi elegantemente o di scusarsi, il sindaco è passato ieri pomeriggio (sì, perché ieri c'era pomeriggio e ci siamo sparati sette ore di Siberia) a dire che su, dai, ma avete freddo??? E vestitevi un po' di più no????
Mi fermo qui per non diventare volgare.

venerdì 4 ottobre 2013

Assassino Senza Volto

Dal sito della Marsilio Editori, apprendo che Henning Mankell ha vinto il premio Raymond Chandler 2013 per la serie di romanzi gialli con protagonista l'ispettore Wallander.
E' per questo che oggi parlo di questo romanzo del 1991, in Italia uscito nel 2001, che ho letto qualche tempo fa e riletto per l'occasione.
                                                           
Non parlerò della trama perché sarebbe un delitto forse peggiore di quello descritto nel romanzo, ma parlerò della figura dell'ispettore Wallander.
E' interessante notare come ci sia una sorta di filo conduttore che lega tutti gli ispettori di polizia di ogni latitudine.
L'ispettore è di solito single o divorziato. Wallander è stato lasciato da sua moglie Mona da poco, e il rapporto con la figlia che era idilliaco durante la sua infanzia, si è guastato irrimediabilmente ora che è cresciuta. Insomma, l'ispettore è un personaggio che spesso sacrifica la vita privata a favore della professione. Nel caso di Wallander c'è anche un padre anziano che avrebbe bisogno di più cure e attenzioni, ma anche qui latita.
Vengono in mente Morse, Petra Delicado, Rebus...
L'ispettore mangia male - è ingrassato di otto chili da quando l'ha lasciato la moglie - beve e fuma troppo, non sa neanche curare la sua salute. Ancora Rebus e Morse.
Le passioni: un grande classico, Wallander adora la musica classica e la lirica. Morse.
A prima vista, non sembrerebbe un granché. Chi vorrebbe avere a che fare con un tipo del genere? Eppure questi personaggi riescono ad accattivarsi le nostre simpatie, e seguiamo con trepidazione le loro avventure.

Dopo questa prima puntata, possiamo continuare a seguire le vicende di Wallander nei romanzi successivi, ed è in uscita l'ultima sua fatica, il 9 ottobre
                                                                

un altro consiglio per il venerdì del libro di homemademamma.


domenica 29 settembre 2013

Cuochi pazzi/3

Questa domenica, per non sbagliare, ha cominciato a piovere già durante la notte... ho sentito un tuono che sembrava una bomba e poi giù acqua a secchi!

Come affronti una giornata così senza il conforto di una buona colazione? Impossibile.
Allora oggi facciamo i pancakes, belli spessi come piacciono a me.

Mettiamo circa 200 grammi di farina, un pizzico di sale e un cucchiaino di lievito in una ciotola, poi facciamo la fontana e in mezzo ci mettiamo il latte, più o meno 300 ml, un uovo e 45 gr di burro sciolto. 

Scaldiamo la padella, una antiaderente, mettiamo un po' di burro e lo facciamo sciogliere. Poi versiamo un mestolo pieno raso di pastella.
Lasciamo cuocere per qualche minuto, fino a che i bordi cominciano a imbrunire, poi giriamo (se siamo capaci con un bel flip) e facciamo cuocere dall'altra parte.

Questo è il primo


La leggenda vuole che il primo pancake sia "one for the dog", cioè per il cane, perché il primo non viene mai bene. La ragione è che la pentola non è ancora "esperta". Beh, noi lo mangiamo lo stesso, però vi assicuro che c'è del vero in questo detto.

Questo è il secondo, che era veramente perfetto


Tradizionalmente (in Inghilterra) consumati con zucchero e limone. Noi abbiamo preferito lo sciroppo d'acero. Ma anche marmellata o nutella andrebbero benissimo!!

Comunque, se anche domenica prossima non piovesse, noi non è che ci offenderemmo...

venerdì 27 settembre 2013

Il Ciclo di Bartimeus

Tra le letture estive scelgo oggi una trilogia scritta da Jonathan Stroud. Veramente c'è anche un quarto volume, ma non l'ho letto e poi cambia l'epoca e alcuni protagonisti, quindi lo metterei da parte per ora.
Questi sono i tre volumi

L'Amuleto di Samarcanda
L'Occhio del Golem
La Porta di Tolomeo

Prima di leggerli, mi erano stati raccomandati da mio marito che li definiva "bellissimi, meglio di Harry Potter". Affermazione forte, ma mi ha incuriosito.
Dopo averli letti, posso dire con cognizione di causa che non sono meglio di Harry Potter, e spiego perché:
l'ambientazione è simile, siamo a Londra ai giorni nostri, i protagonisti sono sempre dei maghi, ma mentre i maghi della Rowling sono personaggi in generale positivi, e i cattivi ci sono anche lì, ma sono "dei maghi che sbagliano", in Stroud i maghi sono personaggi negativi di per sé. Descritti come personaggi assetati di potere ma privi di talenti, perché senza l'aiuto degli spiriti che loro schiavizzano non sarebbero di grado di fare niente, in più persecutori nei confronti dei non maghi (chiamati comuni).
E' vero che ci si può identificare con i comuni della Resistenza, che cercano di opporsi allo strapotere e all'oppressione dei maghi, ma in questo modo manca tutta la parte che con Harry Potter faceva volare la fantasia del lettore (chi non ha mai provato a fare l'incantesimo "accio-qualcosa" quando non trova l'oggetto o non ha voglia di alzarsi?).
Stroud inserisce personaggi reali nei suoi romanzi, e i più importanti, autorevoli e potenti personaggi storici del passato sono/erano maghi. I maghi controllano il Governo, sono i Ministri e i Premier, e a spese dei poveri comuni accumulano potere e ricchezza, trattandoli come legna da ardere. Non è mai successo che un comune sia riuscito a vincere una causa contro un mago, nonostante abbia ragione da vendere e ci siano prove inconfutabili.
Si potrebbe vedere una metafora del mondo moderno in tutto ciò, le ingiustizie, il popolo bue...ma personalmente quando leggo ho bisogno di sognare, altrimenti leggerei solo cronache e guarderei la Gabanelli tutti i giorni.
Una critica che ho sentito spesso fare alla Rowling, che però io non condivido, è che dopo la prima puntata, la storia si ripete troppo uguale, perché tutti gli anni Harry va a scuola. Beh, a parte il fatto che è la realtà, non è forse così per tutti fino a che non finisci il ciclo di studi? E poi Hogwarts è una scuola molto sui generis, direi.
Stroud invece costruisce i suoi tre capitoli ogni volta su un oggetto magico diverso: un amuleto, un golem e una porta verso un'altra dimensione.
Il punto di vista è quello di uno spirito, non del mago o della comune protagonisti della storia, e sebbene voglia  essere un personaggio acuto e brillante, la narrazione è troppo spesso spezzata dalle note, che sono parte integrante del testo perché sono degli aside a beneficio di noi lettori che non ci intendiamo di cose e creature magiche.
Nel mondo della Rowling entriamo invece in modo molto più naturale, senza bisogno di spiegazioni aggiuntive perché basta seguire le vicende e i dialoghi.

Tutto sommato potrebbe essere uno sconsiglio per le amiche del venerdì del libro, ma in realtà non lo è. Queste sono solo le mie impressioni, ma ad altri è piaciuto molto. Se qualcuno l'ha letto attendo le sue opinioni.

martedì 24 settembre 2013

The Versatile Blogger Award

                                                

qualche giorno fa Noemi, mi avvisava di avermi dato questo premio, allora io, felice e sempre ligia, mi appresto a fare ciò che è dovuto.

Ringrazio moltissimo noemi e la sua casa per avermi scelto,

Il logo l'ho copincollato e spero che vada tutto bene (l'ultima volta che ho tentato di copincollare mi appariva solo un punto di domanda blu nel blog, mah!)

Passo a nominare altri (15) blog, il numero è tra parentesi perché non so se li trovo così tanti...

http://ildiariodimurasaki.blogspot.it/  per le acute riflessioni sulla scuola e il tratteggio delle tipologie dei personaggi che vi gravitano attorno

http://ilcomizietto.wordpress.com/ perché è stato il primo ad accorgersi dell'esistenza del mio piccolo blog e per la Comizietta che mi ricorda tanto il mio Calvin al femminile

http://citarsi.wordpress.com/ perché è mio amico (e tanto basta), ma è anche ironico, profondo e le sue figure storiche sono impareggiabili (Xantro, passa alla cassa prima dell'uscita!)

http://profperboni.blogspot.it/ il blog al vetriolo per ricordarci che al ministero (della pubblica istruzione o come diavolo si chiama adesso) non bisogna farne passare una

http://dieciminuti.wordpress.com/ per le figu e i commenti sul mondo della scuola

http://labiondaprof.wordpress.com/ per la biondezza e per i commenti sul mondo della scuola (questa l'ho già sentita)

http://benzinaenocciole.blogspot.it/ per la meravigliosa storia d'amore tra i protagonisti, per i racconti del Benza e...per i commenti sul mondo della scuola eh, beh!

http://www.homemademamma.com/ per la splendida iniziativa del venerdì del libro che tiene in vita il mio blog anche nei momenti più difficili

http://blog.mfisk.org/ per il post sull'omeopatia e tanti altri, un blog contro la stupidità (e col cavolo che vado a dirgli che l'ho nominato, come minimo mi manda a cagare quel paese)

http://ellegio.wordpress.com/ e qui si ritorna alla scuola, ma anche alla famiglia e alla vita da prof

http://caralilli.blogspot.it/ perché ama i gialli come me, recensisce e addirittura scrive

http://lekemate.blogspot.it/ le mamme ecosostenibili ;-)

Ecco, a questo punto mi chiedo se si possono nominare i già nominati, cosicché ad un certo punto si deve fare una classifica ulteriore per vedere quante volte uno è stato nominato, e allora uno è più versatile ancora....comunque (tanto non sono 15), nomino ancora

http://nemoinslumberland.wordpress.com/ perché quando leggi i suoi post certe volte dici "ma allora sono scema", poi se li rileggi bene capisci, ma ci vuole un attimo

Sette cose su di me:
1) mi piace il cioccolato fondente e sono convinta che non ingrassi (quindi ci deve essere qualcos'altro e appena scopro cos'è...)

2) adoro le danze popolari e sono una discreta ballerina

3) sono una patita del mondo anglosassone, dopo varie frequentazioni mi sono convinta che gli inglesi sono il male (nel senso che sono gli str... del gruppo), ma scozzesi, irlandesi, gallesi, australiani e persino americani sono dei bravi ragazzi

4) odio fare shopping

5) mi piace la tecnologia

6) ho scoperto i trucchi a 40 anni (prima ero una "ragazza" acqua e sapone) e mi sono sempre piaciuti gli smalti e adesso le nail art, che mi faccio da sola

7) mi piace insegnare (e non è scontato, vi assicuro)

Ed ora devo solo passare ad avvisare tutti, sarà fatto!!!




venerdì 20 settembre 2013

Lo hobbit

Era tempo di rileggere questo grande classico, i segni sono stati ben due: è uscito il primo episodio della serie cinematografica (per la verità è in uscita il secondo) e ho scoperto delle lezioni su i-tunes del professor Corey Olsen.

Ho cominciato quindi a leggere il romanzo e di pari passo ascoltare le lezioni del professore, e cercherò di riassumere il tutto - brevemente. Ovviamente a chi conosce bene l'inglese ed è interessato consiglio di ascoltarsele, anche perché sono parecchie (mi pare trattino di due capitoli alla volta) e durano più di un'ora ciascuna, quindi la mia sintesi sarà mooolto parziale.

Lo hobbit è stato scritto 20 anni prima de Il Signore degli Anelli, ma la versione che conosciamo noi è un'edizione rivisitata del 1951. In questa edizione sono state fatte delle modifiche, essenzialmente per collegarlo alla vicenda del Signore degli Anelli.
L'edizione che ho letto io è quella dell'Adelphi del 1990

Dando per scontato che tutti conoscano la storia e che non ci siano problemi di spoileraggio, passo ai dettagli:

La vita di Bilbo Baggins, un membro della comunità hobbit, il popolo più pacifico e tranquillo delle Terre di Mezzo, sta per essere sconvolta dall'irruzione in casa sua di un gruppo di nani, che si presentano non invitati, svuotano la dispensa (le dispense degli hobbit sono molto fornite) e lo invitano ad andare con loro alla montagna solitaria per uccidere il drago Smog, diventato Smaug nel Signore degli Anelli e nel film, e liberare il tesoro che appartiene ai nani. Bilbo avrebbe il suo compito ben preciso: lo scassinatore.
Bilbo non è affatto contento. Scherziamo? Lasciare la sua comoda caverna hobbit (una delle più belle della Contea) per affrontare uno scomodo viaggio, magari saltando qualche pasto, e affrontare infine un drago?!?
In quanto alla sua abilità di scassinatore, sembra che solo Gandalf ne sia al corrente.
Tuttavia, il nostro Bilbo è combattuto. Perché Bilbo è sì uno hobbit, ma è uno hobbit un po' atipico. Infatti, la mamma di Bilbo era la famosa Belladonna Tuc, e si dice e si mormora che 
uno degli antenati dei Tuc doveva aver preso in moglie una fata. Naturalmente questo era assurdo, ma certo v'era ancora qualcosa di non tipicamente hobbit in loro, e di tanto in tanto qualche membro del clan Tuc partiva e aveva avventure.
Per farla breve, Bilbo parte per l'avventura. All'inizio del viaggio ci si chiede spesso che diavolo di utilità possa avere questo hobbit in una spedizione del genere. Sembra il classico pesce fuor d'acqua: non è forte, non è coraggioso, i nani non lo rispettano e non lo considerano degno di fiducia.
Una possibilità, secondo il professore, sta in questa meravigliosa parola: triscadacafobia, paura del numero 13. I nani sono appunto tredici (Dwalin, Balin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur, Bombur, Thorin, in ordine di apparizione).
E poi c'è Gandalf lo stregone che lo raccomanda e continua a sostenere che è di lui che hanno bisogno i nani, anche se non sa spiegare il perché.
E quante volte Bilbo stesso ripensa alla sua comoda casetta durante tutta la durata del viaggio.
Tuttavia assistiamo ad una trasformazione di Bilbo: all'inizio dell'avventura la cosa peggiore che può capitare è fare tardi a cena, poi ci sarà l'incontro con i vagabondi (Troll), gli orchi e Gollum.

La prima tappa di questa improbabile compagnia è Forraspaccata (Granburrone), dove vive il mezz'elfo Elrond e c'è l'Ultima Casa Accogliente. I nani hanno bisogno di Elrond per leggere la mappa e capire come fare ad entrare nella montagna una volta arrivati.
Elrond scopre che la mappa contiene rune lunari, che possono essere lette solo quando la luna brilla dietro di esse, e solo se la luna è nella stessa fase e nella stessa stagione di quando le lettere furono scritte. Tutte condizioni che, casualmente, si verificano proprio quella notte. Quindi, con le istruzioni fornite da Elrond e la chiave fornita da Gandalf assieme alla mappa, la compagnia si lascia alle spalle l'Ultima casa Accogliente per raggiungere la montagna solitaria.

E' qui ne lo hobbit che scopriamo come Bilbo è venuto in possesso dell'anello, l'elemento che collega questo romanzo con Il Signore degli Anelli. Anche qui, niente di eroico, ma entra in gioco il caso, che poi caso non è mai, o la fortuna del nostro piccolo personaggio. Dopo essere stati attaccati dagli orchi, ed essere finiti in una grotta, Bilbo prende una botta in testa nella lotta e si risveglia da solo al buio. Bilbo, strisciando e mettendo le mani avanti per sapere dove andare, trova l'anello per terra e senza pensarci se lo infila in tasca, senza sapere che cos'è e che poteri ha. 
Importante il fatto che ne lo hobbit l'anello ha il potere di rendere invisibili e nient'altro, non si parla affatto di Sauron, il male e tutto ciò che sarà oggetto nel sequel.
Una delle modifiche di questa edizione è il personaggio di Gollum: qui diventa più cattivo, vuole uccidere Bilbo, è un personaggio più tragico e pietoso, infatti Bilbo che è nella posizione di ucciderlo, non lo fa per pietà. 
Per quanto riguarda le differenze tra il libro e la versione cinematografica invece, Gollum nel libro parla da solo, ma è sempre lo stesso, è solo la visione ottimista (Bilbo non riuscirà a scappare dai Goblin) e pessimista (Bilbo è un imbroglione, sa cosa fa l'anello e fa finta di essersi perso). Nel film Gollum litiga con se stesso, lato buono e lato cattivo.
Il duello di indovinelli di Gollum e Bilbo rispecchia il loro mondo. Gollum fa indovinelli che riguardano l'oscurità, il male, la morte, mentre quelli di Bilbo rappresentano la luce, il bene e la vita. Gollum riesce a rispondere agli indovinelli di Bilbo perché ha ancora delle vaghe reminiscenze del mondo alla luce del sole, e Bilbo riesce a rispondere a quelli di Gollum perché ha "assaggiato" un po' di questo mondo oscuro. La posta in gioco è la salvezza di Bilbo o la sua fine: se vince Gollum se lo mangia, e se vince Bilbo, Gollum deve indicargli l'uscita.
Bilbo vince, non senza imbrogliare un pochino, riesce a scappare e a tenersi l'anello.

Prosegue il viaggio avventuroso dei nostri personaggi, attraverso il Bosco Atro e un'altra serie di incontri fortunati (Beorn, elfi, aquile) e meno fortunati (ragni giganti, mannari) fino alla montagna solitaria e al drago, e a questo punto c'è un impasse
Discussero a lungo su ciò che bisognava fare, ma non riuscirono a trovare nessun sistema per sbarazzarsi di Smog, e proprio questo era sempre stato un punto debole dei loro piani, come Bilbo si sentiva propenso a far notare.
Insomma, sfidando la sorte e correndo gravi pericoli per la loro incolumità i nostri 14 giungono finalmente alla montagna. E adesso?!?
Cosa potranno mai fare 13 nani e uno hobbit contro un feroce drago?
E a cosa serve uno scassinatore per portare via un tesoro immenso e difficilmente trasportabile? Cosa pensavano questi nani? Che Bilbo tirasse fuori dalla montagna il tesoro pezzo per pezzo? Ma ci sarebbero voluti secoli!
E naturalmente anche qui entra in gioco il caso: l'armatura di Smog ha un buco sulla sinistra del petto, e proprio in quel buco verrà scagliata una freccia da Bard, un abitante di Pontelagolungo, la città più vicina alla montagna.

Orbene, in tutto l'immenso tesoro custodito dal drago, c'è un pezzo che da solo vale tanto quanto tutto il tesoro messo assieme: l'archepietra (archengemma). E Thorin, non appena riesce ad avvicinarsi al tesoro comincia a cercarla furiosamente e dà ordine ai suoi nani di cercarla e portargliela immediatamente. Secondo voi, l'archepietra dov'è? Ma ce l'ha Bilbo, of course, è la prima cosa che vede, sempre casualmente, e senza pensarci se la mette in tasca. Difficile non notare il parallelismo con il ritrovamento dell'anello. Per quanto riguarda l'archepietra, però, avrà un suo ruolo prima della fine del romanzo.
Quando i nani asserragliati nella montagna si rifiutano di cedere anche solo parte del tesoro che considerano loro di diritto (come anche gli uomini, gli elfi, etc), Bilbo riesce a sgattaiolare via, consegnare l'archepietra agli uomini per usarla come trattativa con Thorin, e salvare abilmente la situazione che stava diventando veramente pesante!

E giungiamo così al ritorno a casa di Bilbo, dove era stato dichiarato morto dai suoi odiati parenti, i Sackville-Baggins, che si stavano impossessando della sua bella casa, e oltre alle noie legali che si trascinarono per anni Bilbo scoprì di aver perso...la reputazione, era amico di elfi, nani e stregoni che ogni tanto passavano a trovarlo,
in effetti veniva considerato da tutti gli hobbit del circondario come un essere "stravagante", coll'eccezione dei suoi nipoti e nipotine dalla parte Tuc
Naturalmente si potrebbero scrivere ancora parecchie cose su questo fenomenale libro, che all'inizio fu scritto come un libro per bambini, ma la mia recensione è già troppo lunga. Spero solo di non aver voluto mettere troppe cose e di essere riuscita a non saltare troppo da palo in frasca, e soprattutto di avere fatto venire voglia alle amiche del venerdì del libro di rileggerlo!

domenica 15 settembre 2013

cuochi pazzi/2

Che giorno è oggi?
Domenica.
E che tempo fa?
Piove.
E la noia ri-regna sovrana.

E allora rieccoci in cucina. Oggi ci cimentiamo nel banana bread.
La ricetta è presa da un libro americano, quindi le misure sono state trasformate e dimensionate alla capacità degli stampi italiani (che da noi persino i muffins sono più piccoli).
Ci vogliono
225 gr di farina
lievito
sale 
280 gr di zucchero di canna
2 banane
2 uova
125 gr di noci
150 ml di latte (in realtà sarebbe latticello, ma latte o yogurt vanno bene lo stesso)
100 gr di burro
(queste dovrebbero essere le quantità per 12 muffins)

Ci sono due metodi per impastare gli ingredienti, il creaming method e il batter method. Il creaming method è indicato per fare la forma di pane grande, mentre il batter method* si usa per fare i muffins.
Io voglio fare la pagnotta da tagliare a fette, quindi usando un mixer elettrico (perché l'idea è di riuscire ad incorporare più aria possibile per la sofficità) faccio una cremina con il burro e lo zucchero, poi aggiungo le uova una alla volta facendole amalgamare bene.
Poi aggiungo in tre volte la farina (mischiata con lievito e sale), il latte e le banane schiacciate, un terzo alla volta facendoli amalgamare bene prima di mettere ancora ingredienti. Infine le noci spezzate.
Metto in forno a 180° per 45 minuti, e poi abbasso a 160° per altri 15 minuti.
Aspetto 10 minuti prima di toglierlo dallo stampo e almeno un'ora prima di affettarlo.

Ovviamente, per rispettare la tradizione dei cuochi pazzi, l'impasto è troppo, quindi faccio anche 6 muffins



*l'altro metodo consiste semplicemente nel mettere tutti gli ingredienti secchi in una ciotola e tutti i bagnati in un'altra e poi unire

venerdì 13 settembre 2013

Echi Perduti

Harry è un bambino che "vede i fantasmi", nel suo mondo gli oggetti hanno memoria di fatti violenti, dove qualcuno ha avuto paura
le cose erano come le spugne: assorbivano la paura e la trattenevano. 
E lui la tirava fuori.
 E' un'esperienza traumatica, perché Harry rivive le emozioni delle vittime. In più pensa di essere pazzo o di essere preso per pazzo.
Crescendo si costruisce un sistema di difesa, evita tutti i luoghi dove sa che è avvenuto qualche episodio di violenza e si crea dei percorsi sicuri. Percorre sempre la stessa strada per andare al campus a seguire le lezioni, le stesse strade con la macchina, e la sua casa è una catapecchia, ma è stata scelta perché non ha niente da raccontare.
Harry ha scoperto che l'alcool lo aiuta ad ottundere le sensazioni, quindi diventa anche alcoolista.
Un paio di incontri fortuiti daranno però il via ad un grosso cambiamento, e qui il romanzo si trasforma in giallo.
Harry decide di utilizzare la sua facoltà per cercare di risolvere un mistero, che lo porterà a scoprire una serie di casi irrisolti.

Un romanzo che mi ha preso sin dalle prime pagine, e che andando avanti è riuscito anche a migliorare grazie alla svolta in giallo.
Per me è stata una piacevole sorpresa perché non avevo mai letto niente di Lansdale e perché non ho letto nessuna recensione o sinossi prima di leggerlo.
Harry, Tad e Kayla (gli altri due protagonisti) sono personaggi che si fa fatica a "lasciare andare" una volta finito il romanzo, e per questo mi sento di consigliarne la lettura alle amiche del Venerdì del Libro.

mercoledì 11 settembre 2013

domenica 8 settembre 2013

Cuochi pazzi

Complice la prima domenica settembrina - beh, il primo settembre non conta, è ancora quasi agosto -  e di maltempo (un'accoppiata fatale) e in più Calvin figlio cadetto in casa da solo perché Charlie Brown primogenito è fuori con amici, la noia regna sovrana.
Per movimentare la situazione propongo a Calvin di aiutarmi a fare una torta per la colazione di domani. 
Entusiasmo.
La scelta cade sulla torta Lienz, o Linz, scoperta quest'estate in vacanza in Trentino, praticamente una crostata con mandorle tritate e cannella nell'impasto.
Detto-fatto. 
Purtroppo, forse perché fare il lavoro a quattro mani, cercando di tenere occupato Calvin con compiti che può svolgere in modo decente senza distruggere la cucina, mi ha confuso un filino...mi accorgo che non ho messo la cannella nell'impasto.
Va bene, pazienza, cosa sarà mai!
Dopo aver infornato, mi giro e vedo lì belle pronte le mandorle tritate ancora nel mixer.
Ohibò!
Ho dimenticato anche quelle.

Per rimediare al fatto comincio a scartabellare i miei raccoglitori in cerca di una ricettina veloce, magari dei muffins, per utilizzare le mandorle.
Così trovo la torta mandorle e miele, e con un piccolo aggiustamento (la ricetta dice 5 uova e io ne ho solo 2), mentre la crostata Lienz è nel forno, preparo un altro impasto - sempre con il valido aiuto di Calvin che setaccia la farina e monta a neve gli albumi.

Risultato: abbiamo ben due torte per la colazione di domani.


Mancata torta Lienz, che quindi è diventata una normalissima crostata, con marmellata di banane (fatta da me) e marmellata di ciliegie (comprata)

Torta di miele e mandorle rivisitata